Il calcio femminile italiano continua il suo percorso di crescita, ma per compiere un vero salto di qualità potrebbe essere necessario cambiare struttura. È questa la visione di Stefano Braghin, responsabile della Juventus Women, che in una recente intervista, a ‘La Gazzetta dello Sport’, ha tracciato il punto sul presente e soprattutto sul futuro del movimento. Secondo il dirigente bianconero, l’evoluzione del calcio femminile non può fermarsi alla conquista del professionismo: il prossimo passo dovrà essere organizzativo e strutturale.
Per Braghin il riconoscimento del professionismo rappresenta una svolta storica. Le calciatrici sono finalmente riconosciute come lavoratrici e questo ha segnato un passaggio culturale importante nel calcio italiano. Allo stesso tempo, però, la trasformazione è arrivata in un momento complesso per i club, poco dopo la crisi economica legata alla pandemia. Questo ha reso il passaggio meno graduale e ha lasciato molte società a fare i conti con un sistema economico ancora fragile e poco sostenibile. Il dirigente juventino sottolinea come oggi il movimento abbia bisogno di costruire basi più solide per sostenere la crescita sportiva e organizzativa.
Aumento dei diritti televisivi
Uno dei problemi principali resta quello delle entrate economiche. Braghin ha evidenziato con una frase molto significativa la distanza rispetto al calcio maschile: i ricavi dei diritti televisivi sono ancora talmente bassi che coprono appena il costo di un terzo portiere. Questo dato racconta meglio di qualsiasi statistica la fase di sviluppo in cui si trova il movimento. La visibilità sta aumentando, ma il sistema economico non è ancora abbastanza forte per sostenere investimenti strutturali e progetti di lungo periodo. Proprio per accelerare questo processo, Braghin ha aperto alla possibilità di creare Lega autonoma dedicata al calcio femminile, come già previsto dal regolamento federale. Secondo l’esperto dirigente una struttura indipendente permetterebbe di gestire meglio le risorse, sviluppare strategie mirate e valorizzare un prodotto sportivo che ha caratteristiche diverse rispetto al calcio maschile. La sfida è, soprattutto, sportiva: ridurre il divario con i grandi club europei e rendere il campionato italiano sempre più competitivo.








