Malore improvviso per una giovane calciatrice durante una partita: inutili i soccorsi, l’intera comunità si raccoglie nel dolore
Si è accasciata durante la partita. Senza un contrasto, senza uno scontro di gioco. Un momento prima correva con le compagne, quello dopo era a terra. Aveva 15 anni. La partita era una gara giovanile di calcio femminile in Inghilterra. In campo c’erano le ragazze dell’Oxford United e quelle del Fulham, una delle tante partite dell’accademia giovanile che ogni settimana riempiono campi e centri di allenamento in tutto il paese. Si giocava al centro sportivo di Horspath, vicino Oxford. Un sabato pomeriggio come tanti.
A un certo punto la giovane calciatrice, Amelia Aplin, si è improvvisamente accasciata sul terreno di gioco. Si è avuta la percezione immediata che non era un semplice infortunio ma qualcosa di più grave: immediati i soccorsi presenti dagli staff medici di entrambe le squadre, subito è stata preallertata l’ambulanza e la ragazza è stata trasportata in ospedale. Tutto inutile purtroppo perché la ragazza non ha mai ripreso conoscenza.
È morta Amelia Aplin, aveva solo 15 anni
La notizia della sua morte è arrivata poche ore dopo. A comunicarla è stato lo stesso club inglese: “È con immensa tristezza che annunciamo la scomparsa della nostra giocatrice dell’Academy, Amelia Aplin“. Aveva tutta la vita davanti e, per quanto può valere dirlo in questi casi, anche un talento riconosciuto nel calcio giovanile. Giocava come portiere ed era considerata una ragazza molto stimata all’interno della sua squadra. Chi la conosceva parla di una presenza forte nello spogliatoio, una di quelle compagne che tengono insieme il gruppo.
Dopo la notizia si sono moltiplicati i messaggi di cordoglio. Non solo dall’Oxford United. Molti club inglesi hanno scritto parole di vicinanza alla famiglia e alla squadra. La partita della prima squadra femminile dell’Oxford, prevista per il giorno successivo, è stata rinviata. Un gesto quasi inevitabile. Ancora da chiarire le cause della morte, sulle quali le autorità proveranno a fare chiarezza.
Ancora una volta il calcio si ritrova immerso nel dolore. Il campo, che dovrebbe essere uno spazio sicuro e familiare, diventa improvvisamente il luogo di una tragedia. Nei campi giovanili questa sensazione è ancora più forte. Non ci sono gli stadi pieni o le telecamere. Ci sono genitori a bordo campo, allenatori che fanno anche da educatori, compagne di squadra che spesso hanno la stessa età delle amiche di scuola. Una partita dell’Academy dovrebbe essere solo questo: calcio, crescita, qualche sogno ancora acerbo. Invece a Horspath il sogno si è trasformato in incubo.








