È uno scandalo che chiede giustizia quello che ha travolto il massimo campionato femminile della Repubblica Ceca: il tecnico filmava le calciatrici negli spogliatoi
Uno scandalo destinato a far parlare, una vicenda che deve far riflettere e portare a cambiamenti netti della normativa.
Arriva dalla Slovacchia, dove le calciatrici dell’F.C. Slovacko, club della Serie A femminile della Repubblica Ceca, sono state filmate per quattro anni dal proprio allenatore, Petr Vlachovsky. Secondo quanto appurato anche dalla giustizia ceca, il tecnico aveva nascosto una microcamera all’interno dello zaino grazie alla quale filmava le calciatrici della propria squadra mentre si cambiavano e si facevano la doccia. Nonostante sia stato trovato in possesso anche di materiale pedopornografico, Vlachovsky è stato condannato nello scorso mese di maggio ad un solo anno di reclusione, pena tra l’altro sospesa.
Più pesante la sanzione sportiva, ma non certo quella che ci si aspettava per un caso di questa gravità: l’allenatore è stato squalificato a livello Nazionale fino al 2030. Nessuna possibilità di allenare in patria per altri quattro anni, ma Vlachovsky sarebbe libero di accettare l’incarico in un altro paese.
Filmava le calciatrici nello spogliatoio: pena leggera per il tecnico
Una pena considerata troppo mite da parte delle calciatrici, appoggiate dalla Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori e delle calciatrici, e dal Cafh, il sindacato calciatori cechi.
Una presa di posizione netta da parte della FifPro che sta affiancando le calciatrici vittime di questa raccapricciante vicenda: la richiesta è che la sospensione venga estesa a livello mondiale e che il tecnico non possa più tornare ad allenare per il resto della sua carriera.
“Pensiamo tutte che sia una presa in giro – ha spiegato Janku, una delle vittime, alla stampa ceca – ma l’investigatore mi aveva avvertito in anticipo che non dovevamo aspettarci nulla di speciale”. Questo però non ha fermato le calciatrici che hanno scelto di rendere pubblica la vicenda proprio per ottenere giustizia e per far sì che vicende come queste non si ripetano più. A spiegarlo è Marketa Vochoska Haindlova, presidente del Cafh e membro del consiglio direttivo di FifPro Europe, secondo cui l’obiettivo è quello di far sì che questo caso possa portare all’approvazione di un emendamento che preveda un’interdizione a vita per tutti i molestatori sessuali: “È l’unica via”.
Intanto per le ragazze coinvolte c’è da fare i conti con il trauma subito: “Ovunque andassi controllavo se ci fosse una telecamera – ha raccontato ancora Kristyna Janku ai giornalisti di Seznam Zprav -, ho iniziato anche ad avere problemi con il mio corpo”. Per lei e per tutte le calciatrici coinvolte, oltre al sostegno legale, la FifPro ha messo a disposizione un programma di salute mentale e consulenza.








